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Distruttori della bellezza

Published On 24 mag 2011 By Tommaso Evangelista. Tags: Duchamp, Michele Carafa, tommaso evengelista  
Riporto la lettera aperta scritta dallo scultore termolese Michele Carafa, che si interroga sul ruolo della Bellezza e della tutela delle immagini nella società contemporanea, con riferimento all’ambiente di Termoli
“Il termine Iconoclastia deriva dalle parole greche Eikon =immagine e Klastes= rompitore Distruzione delle immagini.
Per l’ennesima volta, rispondendo volentieri all’atteso invito dell’assessore alla Cultura Michele Cocomazzi, ho restaurato la mia scultura “La moglie del pescatore” opera del 2000, realizzata durante la settimana del II (ed ultimo) Simposio di scultura Città di Termoli, manifestazione artistica che, seppur dalla vita breve, ha saputo donare alla città numerose opere scultoree di grandi dimensioni, collocate in spazi pubblici, alla libera fruibilità della popolazione cittadina. L’opera stavolta è stata bersaglio di un aspirante iconoclasta che, in preda a deliri carnevaleschi, si è accanito sul viso, oscurandone i lineamenti con del colore scuro.
Riflettendo sul significato del termine pensavo quanto le furie iconoclaste abbiano segnato la storia e come siano sempre state i prodomi di scissioni, repressioni culturali e sociali, di guerre e di terrore.
Iconoclasti erano quei bizantini che nell’ VIII secolo si accanirono contro le icone per timore di idolatria; iconoclasti erano i Conquistadores che in sudamerica cancellarono (fondendole in lingotti d’oro) le immagini degli Idoli locali; iconoclasti furono tutti i regimi totalitari, il nazismo fece falò di opere d’arte definite “degenerate”, perché frutto di un pensiero libero ed indipendente, da annientare di li a poco, anche fisicamente, (per fortuna molto più tollerante fu il fascismo, ma solo per le arti);iconoclasti furono i talebani che prima delle due torri buttarono giù col tritolo le due millenarie immagini dei Buddha di Bamyan, segno scomodo di un passato preislamico dell’Afghanistan.
In una strategia consolidata si colpiscono quindi prima le immagini, per annientare, poi, la libertà di un popolo. Ovvero la negazione della Bellezza quale preannuncio della negazione della Libertà.
Un popolo oppresso non può fare Arte, ce lo ricordo Quasimodo (“e come potevamo noi cantare…”) ed un popolo senza Arte può solo morire!
I nuovi iconoclasti metropolitani di casa nostra aspirano a cancellare con una “azione distruttiva” una “azione creativa”. Per inciso, le azioni possono essere o creative o distruttive, non esistono azioni neutre.
Il gesto dissacratorio, di chi imbratta un’opera, è un gesto che denota l’impotenza creativa derivante dalla propria stupidità, impotenza che spinge ad affermare la propria identità potendo fare l’unica cosa possibile: Distruggere . Sia chiaro, ben diverso dall’azione, solo apparentemente distruttiva e dissacratoria, ma frutto di un pensiero artistico lucidissimo e nobile, di Marchel Duchamp, che mette i baffi alla riproduzione della Gioconda per contestare una classe borghese indegna dell’arte, o del fendente sulla la tela di Lucio Fontana, che apre una nuova spazialità nella bidimensionalità del dipinto.
I nostri dissacrano per incapacità e null’altro possono fare che sostituire i segni manifesti di una cultura con il vuoto esistenziale che li pervade.
Riflettevo ancora di come complice dell’iconoclasta possa diventarlo chiunque sia custode di una opera o di un tempio e non faccia nulla per difenderlo dall’attacco dei nuovi barbari.
Riflettevo dello stato di abbandono del nostro borgo, dalle telecamere promesse ma ancora spente e della dissacrante e ridicola, se non fosse tristemente vera, decisione di collocare nel Tempio dell’arte contemporanea cittadino, la Galleria Civica, una associazione che nulla ha a che vedere con la cultura artistica contemporanea e con la storia di quel luogo. Una profanazione di quel Tempio dell’arte contemporanea dal passato così illustre, e dal presente incerto.
La Galleria Civica, ed il patrimonio artistico termolese, hanno bisogno di ben altri interventi, in ben altra direzione,c’è bisogno urgente di gesti corretti, concreti e costruttivi per dare segnali inequivocabili ed esemplari: c’è bisogno di Azioni Creative per invertire il prosieguo di un declino inesorabile avviato da troppi anni, quale ad esempio la definitiva sistemazione in una sede espositiva delle oltre 500 opere occultate ancora nei magazzini.
L’immagine della Galleria Civica va tutelata da fendenti che ne aggraverebbero ulteriormente la dignità conquistata da oltre cinquant’anni di lavoro metodico e costante da pochi amanti dell’arte, primo fra tutti il Maestro Achille Pace.
I custodi della Bellezza sono in primis gli amministratori locali, dai quali attendo un fattivo ripensamento su questa scelta scellerata, ma contro l’iconoclastia culturale nessun amante della Libertà può non sentirsi coinvolto perché la difesa della cultura di un popolo ne difende la sua vita”.
Michele Carafa su Primonumero
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