
Sergio Rubini al teatro Savoia
CAMPOBASSO – Torna al teatro Sergio Rubini, il suo primo amore. E mentre lo fa, sta già pensando alla prossima produzione italo-brasiliana e al film che dirigerà durante l’estate. Meno bello di come si vede sulla pellicola, più magro, con i capelli più bianchi e le orecchie a sventola. Ma decisamente più affascinante, con quella voce un po’ così, che quasi ti avvolge in un rigidissimo giovedì mattina. Insomma, una sorpresa il Rubini che si è presentato, puntualissimo, nel foyer del teatro Savoia poche ore prima di portare in scena per la seconda volta a Campobasso il suo ‘A cuore aperto’. Il titolo è tutto un programma, “perché dopo aver coltivato per anni una passione privata – come ha spiegato – e cioè la lettura ad alta voce di poesie che ho studiato per mio personale diletto, ho deciso di renderla pubblica. Ma l’ho fatto nell’intimità di un teatro, dove sono tornato quasi in punta di piedi”. Con lui sul palco c’è una piccola orchestra che ha musicato e dato senso alle parole (“e viceversa” come precisa l’attore) tratte dagli scritti di Neruda “per la forza rotonda e sensuale dei testi” a Sanguineti “che ho sempre amato” passando per Pavese e De Filippo “che per quanto mi riguarda è teatro allo stato puro”. Nel piccolo, ma sempre suggestivo Savoia, anche ieri sera c’era il pubblico delle grandi occasioni richiamato forse più per la popolarità dell’interprete che per quella sorta di reading musicale. Reading sfidato da Rubini “perché starsene in piedi con un leggio piantato davanti ha qualcosa di eccessivamente rigido e formale. La verità è che le divagazioni sono la parte pulsante di tutto lo spettacolo”. E lui infatti divaga parecchio quasi stesse improvvisando, nel tentativo di colmare quella naturale diffidenza tra attore e spettatore per arrivare dritto al cuore.
di Assunta Domeneghetti




