di Charles N. Papa
TORO – E’ uno dei festival che danno lustro al Molise, che fanno in modo che il nome della nostra regione varchi non solo i confini geografici, ma qulli più difficili della cultura e della proposta musicale più raffinata. Il Toquinho Toro festival giunge a questa nuova edizione con gran vigore e con tanta voglia di acclarare quanto già fatto nelle precedenti edizioni e di rafforzare la spinta mediatica che ha già di suo. Ne parliamo con Maurizio Oriunno, il direttore artistico della manifestazione.
Come si arriva a relizzare un evento simile e quale l’approccio del direttore artistico?
“Ho lavorato per la realizzazione di numerosi festival e rassegne musicali negli ultimi quindici anni in giro per il Molise, con o senza l’aiuto delle istituzioni, mi è stata data questa possibilità e l’ho accettata con entusiasmo. Non sono un musicista, ho tentato di affrontare il festival a 360° gradi, cercando di abbracciare quanto più possibile la produzione culturale del paese sudamericano, guardando dentro il suo cinema, dentro l’evoluzione musicale che è davvero gigantesca ed abbraccia tutti i generi considerati occidentali.”
Cinque giorni sono pochi o tanti?
“Tutto sommato sono pochi. Il Brasile meriterebbe un approfondimento dato il suo straordinario panorama culturale che cambia da stato a stato, da città a città e che si compenetra anche tra le differenti comunità immigrate nel corso di tutto il ‘900”.
Quanto il tempo di preparazione?
“Il TTF 2010 ha visto circa sei mesi di lavoro intenso fatto di contatti e riunioni con l’ambasciata brasiliana a Roma, con la finalizzazione del patrocinio del Ministero per i Beni Culturali, con l’intenso scambio ed il gemellaggio con la città di Itatiba nello stato di Sao Paolo, la realizzazione del Premio Chitarristico Toquinho, oltre all’organizzazione di tutto il festival”.
Parliamo un pò degli artisti in cartellone.
“Portiamo per la prima volta in Italia un gruppo che si rifà alla tradizione musicale del nord est del Brasile, il Grupo de Pifanos Flautins Matuà (28 luglio): percussioni e flauti che vengono utilizzati durante le manifestazioni popolari in quella zona del paese, sia attraverso il caratteristico corteo che uno spettacolo da palco. Con loro ci addentreremo verso un Brasile sconosciuto, per certi versi fiabesco e legato ai cicli della natura, piuttosto che legato alla tradizione della bossa nova o del samba. Barbara Casini (30 luglio), invece, è l’interprete italiana più matura ed apprezzata della grande tradizione brasiliana. Il suo sarà un omaggio a Chico Buarque, un artista che tra poesia e musica ha affascinato milioni di ascoltatori. L’artista fiorentina , insieme Sandro Gibellini e Beppe Fornalori alle chitarre, interpreterà brani che affrontano varie tematiche: dalla dittatura militare all’infanzia abbandonata, dal rapporto tra genitori e figli alle canzoni d’amore, temi affrontati da Chco Buarque nel corso della sua grande carriera. E poi ci sarà la divina Rosalia De Souza (31 luglio) che è considerata una delle migliori interpreti di bossa nova, grazie a un’eleganza stilistica innata e a una duttilità vocale che le permette di arricchire l’impronta carioca con elementi jazz, afro e pop. Con lei ci sarà un band d’eccezione con due vecchie conoscenze per il pubblico campobassano come Alfonso e Sandro Deidda, rispettivamente al piano e al sax”.
Quest’anno sono previste anche proiezioni a tema, quali?
“Tre le pellicole che saranno proiettate dopo i concerti serali. Tre film che guardano non solo dentro il mondo delle favelas ma che riescono a fornire una chiave di lettura del Brasile contemporaneo. Segnalo il film “Besouro”, un film in lingua che probabilmente non sarà neanche distribuito in Italia ma che in Brasile è stato apprezzatissimo poichè narra la tragica storia di un eroe della capoeira, la lotta danza degli schiavi di colore brasiliani che, sebbene sia stata vietata dalle autorità nel passato, oggi è conosciuta e praticata in tutto il mondo”.
Mi pare di capire che è stata data molta attenzione agli eventi collaterali nell’edizione 2010.
“In questo panorama si inserisce la mostra “Percussioni e aerofoni tra Brasile e Molise”, curata da Vincenzo Lombardi presso il Mueso Civico di Toro, che prevede anche un piccolo laboratorio per la costruzione di strumenti della tradizione popolare che vedrà protagonisti i Flautins Matuà e i costruttori di percussioni e zampogne del territorio molisano”.
Un impegno gravoso ma gratificante?
“Sarà possibile, durante il festival, gustare anche cibi e bevande della tradizione brasiliana e molisana, grazie all’impegno della Pro Loco di Toro e al lavoro di numerosi volontari brasiliani residenti in Molise. In questo frangente voglio segnalare l’impegno del sindaco Angelo Simonelli che, sul festival, ha lavorato alacremente e con passione, certo che il prossimo anno anche le istituzioni potranno magari investire maggiori risorse economiche e si potrà lavorare meglio, senza aver sulla testa il giudizio più o meno positivo dell’assessore di turno”.
Ci sono tutti gli ingredienti affinchè questa edizione 2010 del TFF riesca nel migliore dei modi. Si spera, ovvio, nella presenza di Toquinho ad una delle serate, in questo senso però, Oriunno non si è voluto sbilanciare, ma ha lasciato intendere che potrebbe essere possibile.
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