Per gentile concessione dell’autore.
Sono stato sempre il più stupido. Almeno così dicevano tutti. E spesso credo di averlo pensato anch’io. Anche più di spesso. Sono tanti i fatti che potrei stare qui a raccontarvi. Ma non ho voglia ora. Proprio non ho voglia. Eppoi il buio mi deprime. Mi deprimeva soprattutto quando ero piccolo. E papà mi teneva in castigo sotto al tavolo della cucina. Quello grande col piano in marmo. Ché a me mi mandavano sempre a prendere la brocca dell’acqua. Quella di terracotta pesante con un manico solo. E io una su due ne facevo cadere un pò. E mamma doveva buttarsi giù a strusciare. “Il solito stupido”. E papà si alzava dalla sua sedia di capotavola e “sotto al tavolo!” urlava. Che io lo sapevo già come andava a finire. E prima ancora che lui urlasse ero già con i ginocchi sulle mattonelle fredde e dure. A guardare le formiche che assaltavano le mollichine cadute da di sopra. E stavo così tutto il pranzo. A fissare i fasci di luce che entravano dalla piccola finestra affianco al lavello zeppi di pulviscolo colorato che sbattevano contro il battiscopa grigio a qualche centimetro da me. Immaginando di stare al centro di un caleidoscopio di quelli che escono a Pasqua di dentro all’uovo. A volte.


