
30 MARZO
TERMOLI
Teatro Lumière h. 21,00
DITEGLI SEMPRE DI SI di Eduardo De Filippo
Regia di Geppy Gleijeses
Con Geppy Gleijeses, Gennaro Cannavacciuolo, Lorenzo Gleijeses,e Gigi De Luca
La commedia fu scritta nel 1925 da Eduardo per Vincenzo Scarpetta e due anni dopo.
Nel 1927 fu rappresentata per la prima volta proprio ad opera di Scarpetta. I De Filippo invece la riproposero poi nel 1932 con il loro Teatro Umoristico per la regia di Eduardo, al Teatro Nuovo di Napoli con i tre fratelli De Filippo ed altri attori tra i quali spiccavano i nomi di Tina Pica e Dolores Palumbo.
Nello stesso 1932 la commedia fu portata in tournèe a Milano e Roma. In quest’ ultima città ci fu una riproposta al Teatro Eliseo di Roma il 12 ottobre 1955 e, nel 1962 ne fu realizzata anche una ripresa televisiva. Nel suo cammino c’è anche la Biennale di Venezia, esattamente alla Biennale Teatro ‘82, con la Compagnia Luca De Filippo sempre con la regia di Eduardo mentre Luca interpretò la parte di Michele Murri. Da ricordare anche le recite a Los Angeles nel 1997 a dimostrazione della sua fama internazionale.
Questa la trama: Michele, finalmente, torna a casa. E sua sorella Teresa lo attende con ansia, con una gioia che quasi non sa dire. Già, perché Michele non torna da un lungo viaggio d’affari, come si vuol far credere agli amici e ai vicini, ma rientra a casa dopo un anno passato in un manicomio. Ma ora, assicura il dottore, il sig. Murri è completamente guarito.
E Michele compare, sulla scena e sulla soglia della porta di Teresa. Si affaccia sul palco con il volto di un eccezionale Geppy Gleijeses, che riesce, con tutta la compagnia, a rendere omaggio come pochi altri allo spirito della commedia, frutto del genio del grande Eduardo De Filippo.
Michele è guarito sì, certo, quel periodo passato in manicomio l’ha cambiato, tuttavia ogni tanto non sembra molto presente a se stesso…ma è guarito, senz’altro, guarito! E poi insomma, è certamente in grado di ragionare con grande lucidità, con lucidità sorprendente! “Vedi, Teresa”, soggiunge lo stesso sig. Murri “è che fuori da qui, è il mondo ad essere tutto sottosopra”. E così viene rappresentato anche dalla scenografia: fuori dalla finestra di casa Murri, la scena è ribaltata.
Ribaltata un’immagine, l’immagine di ciò che c’è fuori, fuori dalla chiarezza che, a suo modo, Michele crede di aver trovato. Ma, fuori, tutto è a rovescio. Stravolto, soprattutto, il senso delle parole: troppo spesso distorto a favore di una metafora, di una frase ad effetto.
E proprio da qui si originano una serie di spassosi equivoci, con Michele a fare la parte del leone, talvolta confuso e sinceramente stupito e in altre occasioni invece ironico, addirittura brillante, capace di risolvere, forse involontariamente, situazioni anche molto complicate.
Michele però è diverso ormai: l’isolamento, la solitudine, lo hanno cambiato. E mentre di risata in risata ci si avvia verso un sorprendente finale, gli equivoci si dipanano e si fa largo, sia pur a fatica, come una luce fioca ma sempre più forte, la verità. Una verità che sembra poi svelarsi come d’improvviso: vivida, accecante, non più celata da omissioni e fraintendimenti. Una verità amara.




