di Charles N. Papa
CAMPOBASSO – Quanto l’arte della comunicazione sia fondamentale nella vita di ognuno, spesso sfugge ai più.
Bombardati da spot illusivi, da notizie che deviano dalla realtà, dall’assordante rumore del nulla, del vacuo, della non interazione con chi ci sta intorno, siamo sempre più lontani da rapporti interpersonali che abbiano un senso, che si fondano sulla comunicazione che non sia affidata a sms, a facebook, o ad altro strumento non verbale. Ne parliamo con Pier Paolo Giannubilo, 38enne scrittore/professore molisano, disquisizioni varie sulla comunicazione e sulla comunicabilità, su letteratura e su giornalismo.
Di cosa vogliamo parlare?
“Ah guarda, decidi tu”.
Partiamo dalla noncomunicazione tra giovani. Oggi tutti i mezzi della rete danno la possibilità di dirsi tutto, quando si esce e ci si incontra, non si ha più nulla da dire. Quanto è grave?
“Oggi la comunicazione è diventata sicuramemnte molto più problematica”.
Pubblicare un e-book oggi, vuol dire essere uno scrittore?
Vuol dire che è più facile scrivere? “E’ il contrario forse. Dobbiamo capire cosa intendiamo quando diciamo scrivere. Se significa riversare, in modo che tutti lo leggano, qualsiasi pensierino… ma questo è scrivere?”.
Ma la qualità?
“Se parliamo di letteratura ci sono dei parametri, purchè ci mettiamo d’accordo su cosa significa scrivere oggi”.
Torniamo alla facilità dello scrivere.
“Beh, secondo me, per avere la soddisfazione di veder pubblicato su un supporto carteceo o telematico le proprie fantasie, beh, francamente non ne vedo l’utilità, se la molla è solo egoistica. Così come non vedo l’utilità di una nazione come l’Italia, in cui tutto funziona male, al rovescio, e uno dei tanti ambiti in cui nulla va, è proprio quello della scrittura”.
Ma si legge in Italia?
“E’ stato stimato che ci sono un milione di scrittori, e di contro, un numero esiguo di lettori. Di questa cifra una buona parte è composta da persone che si ritengono poeti, per il solo fatto che hanno scritto una poesia sul proprio gatto. Tutto legittimo ma questo non significa scrivere”.
E’ solo libero sfogo?
“Esatto, nulla di più”.

Ma che mercato c’è per questi presunti scrittori?
“Nessuno. In Italia si scrive tanto, romanzi, libri, autoproduzioni, ma poi si accede al vuoto, sia distributivo che mediatico”.
Ma oggi, con l a nuova tecnologia, abbiamo fatto passi avanti?
“Ma no. Parliamo meno e peggio di prima. Ci siamo certamente imbarbariti. Non è un problema di mezzi, ma di parlanti. Certo non tutti sono uguali, c’è chi riesce a stabilire un rapporto comunicativo più di spessore e continuo, ma oggi il problema della comunicazione è di linguaggio. Il nostro vocabolario odierno si è ridotta a non più di 500 vocaboli. In sintesi, comunichiamo con un numero di parole con le quali comunicava un essere preistorico ”.
Dunque siamo regrediti?
“Si ma non per colpa degli strumenti. Noi avevamo molte più opportunità di espressione quando i mezzi erano limitati. Ma prima avevamo più coscienza. La scuola funzionava meglio, i giornali scrivevano in modo diverso. Era davvero raro che in tv o sulla carta stampata ci fossero errori grammaticali, di sintassi. Si era molto rigorosi a riguardo”.
Come a dire che la qualità è scesa vertiginosamente.
“Oggi si è alla gara al ribasso. Se un ragazzo parla bene in italiano, meglio degli altri, sembra fuori dal mondo, sembra un nerd, uno sfigato che deve ancora capire tutto della vita”.
Ma insomma, la colpa può essere imputata ai mezzi odierni, a un diverso approccio?
“La colpa non può essere del telefonino o del computer, ma di chi non sprona più i giovani a scrivere e a parlare bene”.
Dunque mi pare di capire che la colpa allora, gran parte, è della scuola?
“Assolutamente si. Come nel linguaggio così nella scuola, c’è stata una tendenza al ribasso continua, ad accontentarsi sempre di meno, abbassando il livello qualitativo di tutto”.
Ma il giovane oggi dove comunica? In famiglia? “E dove sta la famiglia?
Non voglio essere banale, ma è un dato di fatto che fisicamente, i genitori stanno troppo poco con i figli”.
Il giovane dunque crea i propri parametri nei suoi luoghi di aggregazione, la scuola, la palestra, la discoteca. Facebook.
“Nulla contro i social network, servono a mettere in contatto le persone. E’ l’abuso che lo rende pericoloso. Il 98% lo usa per dire a quale animali somigli: ma questo è la ridondanza del nulla e che produce un vuoto di senso, ergo, vuoto umano. Perchè l’uomo di Neanderthal, più forte e con una scatola cranica più grande del homo Sapiens Sapiens si è estinto? Perchè il secondo aveva più concetti, più parole. Questo lo ha fatto sopravvivere”.
Ribadisco quanto il ruolo dell’insegnate sia fondamentale nella vita dei giovani.
“Lo sarebbe se la scuola funzionasse, se questa restasse un’agenzia educativa a cui viene riconosciuta un ruolo. Ma c’è stato un progressivo abbassamento degli standard. Trenta anni fa era impossibile qualsivoglia atto belligerante contro la scuola o contestare una bocciatura”.
Insomma?
“Insomma in Italia sembra un gioco all’incontrario, pare che selezioniamo i peggiori, in politica, in economia. In Italia non funziona nulla perchè dovrebbe funzionare la scuola meglio del resto?
Il tuo rapporto con gli alunni? Esiste palco e platea, o siete su un unico livello?
“Unico livello oggi, sicuramemente”.
Un giudizio sul giornalismo in Italia?
“Il peggiore d’Europa. Il giornalista è una persona spesso deputata alla disìnformazione e non all’informazione. Cioè non fa il suo lavoro.
Come il lettore, può capire se quello che legge è vero?
“Non lo può capire. Oggi la formazione dell’80% della popolazione italiana, si fonda su quello che passa in tv. Inoltre solo se un fatto passa in televisione, risulta vero. Spaventoso. Leggere, non si legge, per farlo ci vuole più competenza”.
E collegandosi al passato letterario?
Un solo esempio. “George Orwell, citato a sproposito per il reality Il grande fratello, in realtà fa capire come la propaganda del potere prende il sopravvento sulla gente e la rende succube. E’ quello che è successo a noi”.
Dunque l’evoluzione tecnologica non segue la realtà dei fatti.
“Per niente”.
Un messaggio ai tuoi alunni?
“Vi è un luogo deputato per ogni cosa. Con gli studenti si parla a scuola”.




