“In Molise la crescita della cultura teatrale è pressocché inesistente”
di Charles N. Papa
PRATO – Si continua a parlare di teatro in Molise, perchè se ne fa poco, se ne realizza pochissimo, e per vedere le grandi produzioni, bisogna arrivare nelle grandi città, oppure, per essere ‘degnati’ d’attenzione da compagnie importanti, dobbiamo aspettare che qualche volenteroso operatore culturale con un altrettanto volenteroso sponsor/ente, realizzi un cartellone soddisfacente. Briciole. Come sempre, la cultura non è per tutti, ma è di tutti. Il Molise non conta nulla in ambito nazionale, non viene preso proprio in considerazione. Tanti bravi giovani talenti, devono accontentarsi di essere in una compagnia amatoriale e cogliere successi effimeri. Il grande salto è per pochi, seppur bravi. Abbiamo rendicontato dell’indagine sui teatri inattivi in Molise, abbiamo fatto parlare gli attori che dell’arte da palco, ne fanno ragion di vita, ora sentiamo chi invece organizza eventi teatrali. Lo facciamo con Ottavia Guerriero, 23enne molisana, di Isernia, con laurea in ‘Progettazione e gestione eventi ed imprese dell’arte dello spettacolo’. Ottavia, sei via dal Molise da anni come ti sembra la situazione attuale del teatro in Molise? “Pressocchè inesistente. Ci sono cartelloni teatrali abbastanza standard, testi classici e attori e registi ‘di sicurezza’, cioè per il grande pubblico”. Dunque un cartellone ‘nazional-popolare’ che resta nella media e che non osa? “Beh si, non si ha il coraggio di proporre, di rischiare. In Molise la cultura teatrale non è un’esigenza e non è sentita come una crescita. Insomma non è un bisogno primario”. Nello specifico, in Molise quali sarebbero le idee giuste secondo te? “Quello che ho imparato sul campo, è che l’arte nasce dallo dove c’è altra arte, e quando si mettono in relazione persone con idee e volontà creativa. L’arte si crea dove c’è fermento. Credo sia il momento di non aspettare una libera iniziativa di privati cittadini. Il pubblico va a teatro se l’offerta è buona. Ci vogliono sale nuove. Ci vuola una nuova programmazione, autori giovani, contemporanei”. Come ti organizzeresti? “Chiamerei da altre regioni d’Italia, da quelle dove il fermento di cui ti dicevo prima esiste. Nonostante la crisi, in molti posti, alcune situazioni vanno avanti perchè pregresse. Offrirei ai molisani una vetrina di compagnie che si affacciano in tour nazionali”. L’indagine sui teatri chiusi non ha contato quello di Isernia. “E’ vero, il cinema Fasano. Ma come diceva Marco ieri su questa pagina, ora se un teatro chiude, non riapre più, e diventa un supermercato. Di certo e che la voglia di un ritorno alle origini, da parte di chi può operare non c’è”. Qual’è il confronto tra Prato e le altre città toscane? “Beh Prato deve avere a che fare con gli altri capoluoghi toscani, con altre città che si animano culturalmente come Firenze, Lucca, Pisa, Siena, che vivono di arte. Quindi Prato, come Campobasso e Isernia, per essere considerata deve avere una propria identità culturale”. Dunque, a quanto pare, secondo una figura, come quella di Ottavia che cura, crea e gestisce eventi teatrali, innanzitutto c’è bisogno di volontà (politica?), poi ovvio, spazi adeguati, curare quelli già esistenti e crearne nuovi, per andare in controtendenza, per evitare altre chiusure. Nell’attesa, l’unica stagione teatrale è quella della Provincia di Campobasso al teatro Savoia. Grande assente l’Atam, sia nel capoluogo, che ad Isernia, Agnone, Termoli.




