Il primo singolo è stato pubblicato ad aprile, “I’ll be there”, un pezzo reggae
di Charles N. Papa
CAMPOBASSO – Nel 1954 Elvis Presley registrò un demo da regalare alla mamma “That’s all right (mama)”.
Da lì partì la sua carriera stellare. Nel corso del tempo i 78 giri hanno dominato gli anni del dopoguerra, in seguito i 45 e i 33 giri hanno scandito la vita dei 40enni d’oggi.
Ai giorni nostri mp3, i-pod, internet, e tutte le piattaforme a pagamento dalle quali si può scaricare la musica, hanno relegato il vinile a oggetto da collezione. Solo chi ha la passione per il vintage oggi raccoglie i 45 e 33 giri dei propri genitori, o solo i dj usano ancora i mix, per lavoro. Ma l’attesa nello scoprire un album nuovo, aprirlo, grande, a colori, con le foto grandi, i testi, magari il poster. Insomma, tutto un’altro mondo. Fisicamente tangibile, esistente, sul vinile le tracce le vedi, vedi anche se la canzone arriva al ritornello, a seconda di quanto è scuro il vinile, di quanto spazio c’è tra un solco ed un altro. beh davvero altri tempi.
Oggi la Soupy Records, come in una macchina spazio-temporale, ha fermato il tempo. Permette infatti, ad artisti che scelgono loro come produttori, 500 copie in vinile, di 45 giri, destinati ad un mercato di nicchia, di intenditori, e di negozi specializzati. La cosa bella è che chi sceglie la Soupy, trova produttori pronti a credere nel talento proposto e con meno di 2.000 euro (in genere 1.500), vengono stampate 500 copie pronte per essere vendute.
Andrea Zita, Paolo Clericuzio ed Erica Calardo sono i tre membri fondatori di questa scommessa discografica. Con Andrea scambiamo alcune battute al telefono:
“Miriamo a fondere – spiega Andrea – i contenuti musicali con le arti figurative. Ogni copertina è affidata ad artisti emergenti, per rendere il prodotto finale un oggetto d’arte a tutto tondo”.
La scelta di produrre, per la Soupy è comunque rischiosa, ma ciò non ferma l’iniziativa, che vede un primo singolo licenziato ad aprile 2009 ed uno in cantiere entro Natale prossimo:
“Siamo noi – conclude Andrea – gli unici che possono rimetterci, visto che l’artista viene prodotto dalla Soupy e dunque non paga, e che i negozi una volta comprato il singolo, diventa loro. Siamo noi però, che se non abbiamo richieste, non svuotiamo i magazzini”.
Un plauso a questi giovani imprenditori (tra l’altro anche dj di successo come Soulfood company) che credono nella musica (dal soul al reggae, dal funk al punk, dal dancefloor jazz all’indie) e che scommettono sul vinile come fosse oggi, l’unica espressione musicale e l’unico supporto disponibile.
Go Johnny go!




