Pietro Mignogna: “Ora tanti live per testare il gradimento del cd con il pubblico”
di Charles N. Papa
CAMPOBASSO – Il linguaggio della musica, è davvero quello universale, quello che non conosce confini e che mette insieme generazioni, popoli, nazioni.
In Molise i Noflaizon hanno pubblicato il loro primo disco “A’ tiemp a’ tiemp”, un contenitore di tradizone musicale, orale, di storie. Un disco che ha avuto una lunga gestazione (due anni) e che ora finalmente è sul mercato. Il lavoro dei Noflaizon comincia con la voce narrante (la nonna della cantante) che ci riporta indietro nel tempo, un tuffo nel passato che fa capire subito quanto siano radicate le convinzioni musicali della band. Il disco scivola via senza problemi, lo si riascolta facilmente, anche perchè trasmette allegria, sarà la voce di Alessia, saranno gli strumenti, tanti e mai invadenti, sarà l’assemblaggio e gli arrangiamenti delicati su testi in dialetto molisano ma di facile lettura. La musica come linguaggio universale dunque, che supera i confini geografici e stabilisce nuovi mondi. Ne parliamo con Pietro Mignogna, clarinetto e tastiere del gruppo.
Il disco pare voler preservare, senza mezzi termini, la tradizione più pura senza contaminazioni.
“Abbiamo cercato di restare ancorati alle nostre tradizioni pur usando, a volte, sonorità moderne”.
I testi affermano con decisione l’appartenenza al territorio.
“Si, abbiamo usato ciò che la tradizione orale dei nostri nonni e bisnonni ci ha lasciato. Si parla di emigrazione, lavoro nei campi. Abbiamo aggiunto la musica a volte, come ci è stata tramandata, in altri casi secondo la nostra ispirazione”.
Ritenete questo disco un punto d’arrivo?
“Un passaggio. Veniamo dal blues, ora pizzica, taranta e tradizione ci contraddistinguono”.
Cantare in dialetto molisano è un messaggio universale che solo la musica ha?
“Sicuro. Altrimenti non esisterebbero concerti in tutto il mondo con cantanti da tutto il globo”.
I Noflaizon sono otto musicisti, come si gestisce il rapporto con tante personalità diverse?
“Ci vuole una grande organizzazione dal punto di vista comunicativo”.
Il titolo A’tiemp a’tiemp a cosa si riferisce?
“Pensiamo di inserirci giusto in tempo nel filone della salvaguardia della tradizione”.
In altri ambiti in Molise, il maestro Armagno o Benito Faraone hanno conservato il dialetto molisano, voi proseguite questo percorso?
“Crediamo di aver dato, con questo lavoro, un contributo ed una continuità alla musica della nostra terra”.
Quali le aspettative da questo disco?
“Prima di tutto di fare tanti live, e poi di veder apprezzato dal pubblico il nostro disco.




