“Chi fruisce del nostro lavoro, ne vede solo la parte finale, cioè il prodotto creato”
di Charles N. Papa
CAMPOBASSO – L’arte contemporanea, in quanto tale, è in continua evoluzione. Il suo habitat, quasi sempre le gallerie d’arte, ma spesso, anche luoghi meno convenzionali come fabbriche abbandonate, capannoni o attività commerciali.
Le collettive di arte contemporanee sono sempre più frequenti e il loro allestimento è sempre più complicato e consta di forze lavoro anche poco visibili. Una di queste è certamente il ‘curatore’, cioè quella figura che assembla artisti, determina il linguaggio, crea il pensiero, cura la comunicazione. La sua riconoscibilità però, è nota solo agli addetti ai lavori, perchè come già detto, il pubblico non sa nemmeno di questa figura che crea l’evento, ma ne cosolo le forme più mediatiche, come per esempio il critico. Ma questa figura arriva dopo che la mostra è stata creata, dunque non fa altro che fotografare, contestualizzare l’evidenza, ma non la creatività e la forma che ne scaturisce. Per capirne di più parliamo con Silvia Valente, curatrice di mostre d’arte contemporanee con Master in Curatore Museale e laurea in Coservazione dei Beni Culturali:
“Esaminando il sistema contemporaneo dell’arte- spiega la Valente – , ma soprattutto avvalendomi delle mie personali esperienze, ho preso in considerazione come campo di indagine di partenza due categorie ben distinte che, seppure con modalità differenti, si muovono all’interno del suddetto sistema; mi riferisco ai professionisti dell’arte, da un lato, ed ai fruitori della stessa, dall’altro. In relazione alla questione della riconoscibilità di determinate figure professionali (mi riferisco al critico d’arte e al curatore d’arte), ho rilevato una chiara differenziazione tra i due gruppi, un aspetto prevedibile per alcuni versi, ma particolarmente curioso per altri; mentre risulta molto chiara la separazione tra il ruolo specificatamente curatoriale e quello critico nell’ambito degli addetti ai lavori (prospettiva prevedibile), questa chiarezza appare del tutto assente tra i fruitori d’arte, tra il pubblico amatore, portato con più facilità ad individuare il lavoro del critico e meno quello del curatore.
Alla luce di ciò è evidente che la percezione di determinati fattori vada, di fatto, in direzione completamente opposta a quanto si sta verificando all’interno del mondo dell’arte, dove emerge con sempre maggior vigore il ruolo del curatore, mentre subisce un lento ed inarrestabile declino il lavoro della critica. E’ indubbio che la distinzione tra le due figure professionali non possa accertarsi su basi scientifiche e, oggi più che mai, i nuovi modi di osservare ed operare in ambito artistico conducono verso una sempre maggiore commistione dei due ruoli; ritengo, comunque, che esistano dei forti elementi distintivi per ognuno e che tali caratteri debbano essere sottolineati e utilizzati nel giusto verso, pur con finalità comuni. Fornire le giuste delucidazioni in merito non può far altro, a mio avviso, se non migliorare la possibilità di comprensione di un qualsivoglia lavoro artistico, procurando gli strumenti utili all’accumulo di esperienze, favorendo la conseguente capacità di confronto, compiendo, di fatto, una reale attività educativa e di insegnamento”.




