La storica band di rock progressivo, stasera in piazza Pepe canta De Andrè
di Charles N. Papa
MILANO – Nel 2004 la Pfm celebra il 25ennale del tour con Fabrizio De Andrè (quello del 1979), con un concerto-tributo. Doveva essere l’unica data, invece da lì, tante richieste da tutta Italia, e oggi le repliche sono arrivate a 170, e altre sono in programma.
La Pfm (una volta Premiata Forneria Marconi), band simbolo degli anni ‘70 del rock progressivo italiano, è l’unica sopravvissuta al passare degli anni. Di quel periodo, non esistono più Perigeo, Area, Osanna, Banco del mutuo soccorso, o vivono nell’oblio Orme, New trolls. Le biografie della band, la paragonano a miti rock quali Genesis (quelli di Peter Gabriel e Phil Collins) o King crimson (quelli di Robert Fripp e Greg Lake). Negli anni ‘80 la Pfm rasenta lo scioglimeno, nella prima metà del 2000 l’album “Serendipity” schizza al primo posto nelle classifiche di vendita riportando il gruppo ai fasti del passato. Stasera la Pfm sarà live in piazza Pepe, per l’occasione scambiamo poche battute al telefono con Franz Di Cioccio.
Parliamo del vostro tributo a De Andrè, anche se oggi ci sono forse troppe band in giro con lo stesso scopo.
“Nel 2004 abbiamo voluto celebrare i 25 anni del tour con Fabrizio De Andrè, riproporre il live del 1979 e dei 18 concerti che all’epoca abbiamo fatto. Sono stati in molti, sopragazzi che ci chiedevano di eseguire quelle canzoni come all’epoca. Ci chiedevano ciò in special modo i giovani che scoprivano De Andrè e che ascoltavano il nostro live, quello del Taetro Tenda di Firenze”.
Insomma, un omaggio ai ragazzi di oggi che non hanno potuto assistere al live del 1979, ma solo viverlo attraverso i genitori che avevano il disco?
“Si è così. Dal 2004 ad oggi, siamo arrivati a 170 repliche e stiamo usando le stesse partiture dell’epoca, fedeli al live di trent’anni fa”.
Ma il suo pensiero su De Andrè?
“Le storie che lui narrava, le sue prese di posizione, o le sue visioni sulla socialità, sono ancora attuali. Una canzone antimilitarista come “La guerra di Piero” che dice aveva il suo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore diventa un monito a chi pensa alla guerra. Ma ciò vale anche per l’amore e per tutti i personaggi di cui ha parlato”.
La vostra apparizione a Sanremo è stata clamorosa.
“Beh si, abbiamo movimentato un pò la platea statica dell’Ariston”.
Lei ha un’energia contagiosa.
“A me piace guardare negli occhi la gente. Ho bisogno di trasmettere emozioni dal palco. Io non uso Facebook, io chatto con gli occhi, parlo con la gente, mi piace stare in mezzo a loro”.
Energia che avete trasmesso anche al Faber?
“Beh si, è una cosa che lo ha intrigato. Questo girare, macinare chilometri, mangiare la polvere, suonare su un palco enorme, conoscere tanta gente diversa. Non essere più solo, sul palco, con la chitarra, ma avere un gruppo di musicisti alle spalle che suonano per te e con te. L’esperienza con noi lo ha portato ad amare di più la musica. Lui era un grande poeta, un grande cantante, ma la sua musica era un pò castigata, e quando ha scoperto un nuovo modo di intendere la propria musica, con noi, ha capito anche il modo diverso di rapportarsi alla gente”.
Siete stato l’unico gruppo rock italiano ad avere successo negli States negli anni ‘70, un record.
“Quando fai qualcosa di importante, resta per sempre. Quel tour rimarrà nella storia”.
I Marlene Kuntz hanno riproposto Impressioni di settembre.
“Quando Cristiano Godano mi ha chiesto la canzone, ne sono stato contento, credo sia, oltre alla nostra, la versione più bella, ne da una bella interpretazione. Mi piace molto però, anche Francesco Renga”.
Ogni epoca ha il suo X-Factor?
“Sono onde cicliche, negli anni ‘60 tutti volevano suonare al festival degli sconosciuti di Ariccia, poi Castrocaro. Credo che i musicisti non possono uscire da un reality. Un cantante che esce da X-Factor oggi fa così, domani non so”.
Se la Pfm non cantava De Andrè, chi?
“Non lo so, perchè noi abbiamo cercato De Andrè”.
Tra le righe del passato, va ricordato che la Pfm al completo ha partecipato al primo disco di Alberto Fortis, nel 1979, quello con “Milano e Vincenzo”. Restiamo in attesa del nuovo disco, pronto per il 2010, sarà “Pfm in Classic”.




